[14/06/2012]Affari di famiglia: i piretroidi

Abbattenti e dall'ampio spettro d'azione, i piretroidi rappresentano un gruppo di strumenti utili a fronteggiare le più disparate avversità su un gran numero di colture

Affari di famiglia: i piretroidi

In una parola, risolvono. Derivati dalla struttura originale della molecola del piretro, estratta da alcune specie di crisantemo, queste sostanze attive interferiscono con i canali del sodio che regolano la trasmissione degli impulsi nervosi degli insetti. Questi, incapaci di ripristinare le normali condizioni di riposo successivamente a un impulso, vanno velocemente incontro a paralisi e successiva morte.
Registrati su innumerevoli colture, i piretroidi si sono progressivamente orientati a usi prevalenti su colture orticole, mais e cereali a paglia. Su colture arboree come vite e frutticole, infatti, i piretroidi pagano generalmente un dazio troppo elevato in termini di impatto sugli artropodi utili.
Oltre a impattare insetti e artropidi benefici, per di più, i piretroidi concorrevano al fenomeno noto come "acaro insorgenza". Ecco perché gli usi su colture frutticole sono presto declinati. Questo almeno nelle aziende agricole standard: a titolo di curiosità, alcuni agricoltori particolarmente intraprendenti si sono infatti organizzati per continuare a utilizzarli senza falcidiare impollinatori e fitoseidi. Grazie a un sistema di allevamento intelligente, qualche viticoltore è per esempio in grado di trattare le tignole della vite irrorando solo la fascia dei grappoli, lasciando intonse le masse fogliari. In questo modo si possono utilizzare prodotti efficaci, dai costi contenuti e che applicati in questo modo si mostrano per giunta "selettivi". Evidentemente, il bisogno aguzza l'ingegno.

 

Le origini

 

I piretroidi cosiddetti di prima generazione furono sviluppati durante gli Anni 60 e comprendevano molecole come bioalletrina, tetrametrina, resmetrina e bioresmetrina.
Intorno alla metà degli Anni 70 giunse la seconda generazione di questi insetticidi, più persistenti e più resistenti alla luce solare, ma anche dal profilo tossicologico meno favorevole rispetto alle sostanze attive precedenti. A questo raggruppamento appartenevano permetrina, cypermetrina e deltametrina. Queste ultime due sostanze attive sono tutt'ora in commercio, unitamente ad altre sette.
I dati e le informazioni sulle sostanze attive e i prodotti sono tratti dalla banca dati Fitogest.com.

 

Cronologia registrativa

 

Deltametrina: grazie alla ridotta tossicità questa sostanza attiva si può permettere livelli di residui molto contenuti e intervalli di sicurezza per lo più di soli 3 giorni sulla maggior parte delle colture in etichetta. La deltametrina può essere utilizzata anche in agricoltura biologica, a patto di essere contenuta in trappole o distributori automatici. L'esordio spettò allo storico marchio Decis, il quale venne registrato da Bayer nel 1981. Disponibili sul mercato risultano a oggi 21 differenti registrazioni.
Ciflutrin: la sua prima registrazione portava il nome di un deserto, il Neghev, ove il popolo ebreo visse a lungo prima di creare il Regno di Israele. Un nome scelto non a caso, forse, dal momento che fu la israeliana Makhteshim Agan a registrarlo nel 1984. Attualmente, di formulati a base di ciflutrin ne risultano in commercio otto.
Cipermetrina: efficace a dosi decisamente ridotte, richiede una buona bagnatura della vegetazione trattata. Offre anche un'apprezzabile azione repellente contro numerose specie di insetti. Nel 1984 arrivarono sul filo di lana tre differenti formulazioni, una di Basf, a marchio Ripcord, due a nome Syngenta, con il marchio Cymbush. Oggi sono 29 i formulati segnalati in commercio.
Alfacipermetrina: alias alfametrina, è un insetticida che agisce per contatto e ingestione. Anch'esso è in grado di esercitare una certa azione repellente. Registrata per la prima volta in Italia da Basf nel 1985 con il marchio Fastac, a oggi conta su sole due registrazioni, sempre di Basf.
Fluvalinate: un piretroide decisamente atipico, caratterizzato infatti da un'ottima selettività verso i pronubi. La sua selettività deriva dalla particolare struttura di base, la quale deriva da un aminoacido, la valina. Grazie a questa sua selettività, fluvalinate trova impiego per trattamenti precoci in prefioritura, come pure in apicoltura può anche capitare che qualche apicoltore lo utilizzi per sfruttarne l'efficacia contro la Varroa. Fluvalinate fece la sua comparsa in Italia nel 1988 con il marchio Klartan, registrato dalla Irvita Plant Protection, società sconosciuta ai più con sede nelle Antille olandesi. Sono sei le formulazioni a oggi disponibili.
Zeta Cipermetrina: registrata nel 1988 da Fmc Chemical con il marchio Fury, oggi distribuito da Sumitomo Chemical Italia, conta oggi su sei formulati in commercio, ripartiti abbastanza equamente fra prodotti per applicazioni epigee e per distribuzioni al suolo come granulari geodisinfestanti per il controllo di insetti terricoli.
Esfenvalerate: attivo per contatto e ingestione si caratterizza per l'azione rapida e una buona persistenza. Registrato per la prima volta in Italia nel 1992 da Sumitomo con il marchio Sumialfa conta oggi su tre diverse registrazioni in commercio.
Lambda-Cialotrina: dall'elevato potere abbattente e dalla buona persistenza, può essere utilizzata anch'essa in agricoltura biologica in trappole e distributori automatici. Venne registrata per la prima volta da Syngenta nel 1992 con il marchio Karate, il quale è poi divenuto un riferimento tecnico su numerose colture. Ammontano a 14 le registrazioni attualmente in commercio.
Teflutrin: particolarmente vocato al controllo di insetti terricoli, agisce sia per contatto sia in fase di vapore, offrendo anche una forte attività repellente che ne aumenta l'efficacia protettiva a favore degli apparati radicali. Non è quindi un caso che teflutrin rappresenti un riferimento tecnico soprattutto come granulare geodisinfestante. È apparso sul mercato italiano nel 1993 con il marchio Force di Syngenta. Otto sono i formulati commercializzati attualmente.

 

Non solo piretroidi

 

Tra le sostanze attive accomunabili ai piretroidi, si trovano ovviamente le piretrine, ma anche una sostanza attiva come l'acrinatrina e l'etofenprox.
Piretrine: sono insetticidi naturali estratti dai capolini del Chrisanthemum cinerariaefolium, coltivato in diversi paesi dell'Asia e dell'Africa proprio per la produzione di queste sostanze attive. Le piretrine agiscono soprattutto per contatto e sono caratterizzate da bassa tossicità. Pagano però in termini di persistenza, fortemente limitata da luce e temperature elevate. La prima registrazione in Italia, oggi revocata, portava il nome di Piperil e venne immessa in commercio nel 1971 da Scam. Contava sulla presenza di piperonil butossido, un coadiuvante in grado di saturare la capacità degli insetti di metabolizzare le piretrine, consentendo di amplificarne l'efficacia. A oggi sono 37 le formulazioni in commercio.
Acrinatrina: tecnicamente è un "norpiretrato" ed esplica una spiccata azione soprattutto contro tripidi e cicaline. Registrata per la prima volta da Aventis, ora Bayer, con il marchio Rufast, è oggi distribuito da Cheminova e conta oggi su tre differenti formulazioni in commercio.
Etofenprox: questa sostanza attiva è ottenuto partendo dalla medesima struttura di base dei piretroidi, rispetto ai quali ha migliorato il profilo ecologico. Venne registrato nel 1995 da Sipcam con il marchio Trebon. A oggi resta l'unica formulazione disponibile in commercio.
 

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